Inés dell’anima mia – Isabel Allende

Sinossi:

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lnés de Suàrez nasce all’inizio del Cinquecento in Spagna, figlia di un modesto artigiano di Plasencia. Dotata di un forte temperamento che male si addice alla condizione femminile sottomessa all’autorità del clero e del maschio, lnés sposa contro la volontà della famiglia Juan de Malaga, che presto la abbandona per cercare fortuna in America. La giovane non si dà per vinta e, con i soldi guadagnati ricamando e cucinando, si imbarca anche lei per il Nuovo Mondo. lnés affronta le durissime condizioni di viaggio e si difende dai marinai libidinosi. Giunta in Perù, cerca invano il marito; senza più risorse, riprende a lavorare come sarta fin quando incontra Pedro Valvidia, un seducente hidalgo, fuggito dalle frustrazioni di un matrimonio deludente e venuto a combattere per la Corona spagnola. La passione infiamma lnés e Pedro che si mettono alla guida di pochi volontari attraverso un deserto infernale, combattono indigeni incattiviti e giungono infine nella valle paradisiaca dove fondano la città di Santiago. Le tribù autoctone difendono però il loro territorio e si accaniscono contro gli spagnoli, i cui feriti sono curati da Inés e da un’indigena a lei fedele: si rinforza così la fama di strega che la donna si era fatta scovando fonti d’acqua con una bacchetta (arte ereditata dalla madre). Non senza il malcontento di alcuni coloni, cresce la sua autorità a fianco di Pedro, divenuto governatore…

Recensione:

Ho letto questo libro di Isabel Allende qualche anno fa, ma mi è rimasto nel cuore. Ogni volta che mi capitava tra le mani in libreria, mi soffermavo a leggere la sinossi, attratta dal titolo e dalla figura femminile presente in copertina. Ero però titubante ad acquistarlo, timorosa di imbattermi in uno di quei libri pieni di date e nomi, senza un minimo di filone narrativo che li legasse fra loro, d’altro canto si trattava di un testo sulla conquista spagnola del Cile! Mi ero sbagliata.
Già dalla prima pagina, il romanzo affascina molto. Si tratta di una narrazione in prima persona, dove un’anziana Ines Suarez, ormai prossima alla morte, racconta con nostalgia, ma senza rimpianti, la sua vita avventurosa che, da una cittadina della Spagna cinquecentesca, la porta a conquistare il Cile al fianco del suo amante Pedro de Valvidia.
Ines inizia a scrivere le sue memorie partendo dall’adolescenza a Plasencia, dove nasce nel 1507, e dove conosce il primo amore travolgente e passionale con Juan de Malaga, che sposerà contro la volontà della sua famiglia. Juan però la lascerà per raggiungere il Nuovo Mondo, dove crede di trovare infinite ricchezze ad attenderlo, ma così non sarà…
Ines, stufa di aspettare il ritorno in patria del marito, e impossibilitata a rifarsi una vita, decide di raggiungere l’America del Sud e di cercare Juan, ma dopo mesi di ricerche, dopo aver patito la fame, affrontato mille insidie e aver ucciso un uomo che aveva tentato di stuprarla, scopre di essere vedova e sola in quella terra così ostile.
Da qui in poi inizia l’avventura vera e propria. Ines si unisce sia come amante che come compagna di avventura a Pedro de Valvidia, valoroso combattente durante la conquista del Perù. Lui è deciso a compiere la conquista del Cile, impresa dove in molti avevano fallito, ma che grazie alla propria astuzia e determinazione riesce a portare avanti, e il 12 febbraio 1541 fonda Santiago del Nuevo Estremo, ora Santiago del Cile.
Ines si rende molto utile durante la spedizione, sa curare i malati, si occupa di cucinare, ed è una rabdomante, difatti riuscirà a salvare molta gente dalla sete nel deserto. È molto forte e riesce a sopravvivere alla fame, alle malattie, e ai dispiaceri, che nella sua vita si susseguono numerosi.
Ines racconta dell’amore appassionato con Pedro, che diventerà primo Governatore del Cile, conferendo lo stesso titolo anche a lei, sebbene non fosse sua moglie.
Isabel Allende, non ci risparmia la crudeltà della guerra, dove gli uomini tendono ad assomigliare a bestie feroci, ma questo è un libro che deve ripercorrere i sentieri di una conquista cruenta e spietata, e di certo l’autrice non poteva omettere certi sanguinari avvenimenti.

– Ines Suarez – José Mercedes Ortega Pereira,1897, Santiago de Chile, olio su tela, Museo Historico Nacional

Ines dell’anima mia è il libro che mi ha fatto conoscere Isabel Allende, e sono felice di averlo fatto con questa storia, così ben scritta e appassionante. Sarà che si tratta di fatti realmente accaduti, sarà che il personaggio di Ines Suarez è ricco di fascino, nonché lontano dagli schemi di quei tempi, ma questo libro è di certo uno di quelli che mi vien spesso voglia di rileggere.
È forse uno di pochi romanzi scritti in prima persona, che ho apprezzato davvero. Questo rende la storia più intima, soprattutto nei punti in cui il racconto viene interrotto dal rimuginare della vecchia Ines, che si appresta a lasciare questo mondo con una serenità davvero invidiabile e dona alla narrazione quella saggezza da anziana, che fa riflettere molto.
La Allende immagina che la sua Eroina, viva circondata dai fantasmi degli uomini che l’hanno amata, il primo marito Juan de Malaga, l’amante Pedro de Valvidia e, per ultimo, Rodrigo de Qiuroga, l’uomo che l’ha sposata in seconde nozze e che le ha dato la possibilità di far da madre a una figlia non sua, ma che lei ama come tale e alla quale detta le pagine delle sue memorie.
Questo è un libro che mi ha fatto provare molte emozioni, dall’amore, alla paura, al senso di ribrezzo per alcuni fatti accaduti, ma mi ha fatto anche sorridere, ad esempio quando Ines parla di sesso con figliastra, decisa a insegnarle che la donna deve pretendere di provare piacere, enorme tabù dell’epoca. Ines morirà nel 1580 circa, in Cile, dove per tutta la vita si prese cura della povera gente, dove costruì un ospedale, una chiesa, e dove ancora oggi viene ricordata come Conquistadores dell’America Latina.

Biografia:

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Isabel Allende nasce a Lima, in Perù, l’8 Agosto del 1942. La famiglia della piccola Isabel si sfascia molto presto: all’età di soli tre anni, si ritrova con la presenza della sola madre Francisca Llona Barros che, divorzia dal padre, Tomás Allende. Isabel non conoscerà mai suo padre, che dopo la dissoluzione del matrimonio sparirà nel nulla. La donna, sola con tre figli e senza esperienze lavorative si trasferisce a Santiago del Cile, ospitata nella casa del nonno materno della scrittrice. Grazie all’aiuto dello zio Salvador Allende e grazie alla sua influenza, non mancheranno a lei e ai suoi fratelli borse di studio, vestiti e svaghi.
Già da piccola ama nutrire la propria mente e stuzzicare la propria fantasia con letture derivanti dalla grande biblioteca del nonno e da libri ritrovati in un baule ereditato dal padre contenente raccolte di Jules Verne o Emilio Salgari. A coronare la sua fame di racconti contribuivano anche i racconti rosa ascoltati alla radio con la servitù ed i racconti narrati dal nonno o dalla nonna, quest’ultima caratterizzata da una particolare propensione verso i racconti esoterici.
I suoi sogni e i viaggi immaginari della giovane Isabel si interrompono quando la madre si sposerà per la seconda volta con un diplomatico e l’intera famiglia sarà costretta a continui e rapidi spostamenti intorno al mondo. Questa esperienza vedrà sgretolare le fantasie della piccola posta di fronte ad esperienze e mondi diversi che mai si sarebbe immaginata. Isabel Allende vivrà sulla propria pelle le prime esperienze della discriminazione sessuale. Contemporaneamente cambieranno le sue letture: legge libri di filosofia, conosce Freud e le tragedie di Shakespeare. In questo periodo scoprirà un libro che resterà tra le sue maggiori influenze letterarie: “Le mille e una notte”.
Nel 1957 all’età di 15 anni, desiderosa di indipendenza, ritorna a Santiago. A 19 anni si sposa con Miguel Frías (1962), con cui avrà due figli: Nicholás e Paula.
Entra In questo periodo nel mondo del giornalismo che insieme all’esperienza teatrale sarà il suo maggior elemento formativo. Lavorerà In un primo momento campo della televisione (nel canale Channel 7), poi, come giornalista scrive per la rivista femminile Paula (1967-1974) e per la rivista per bambini Mampato (1969-1974). Ancora in ambito televisivo lavora nella Channel 7 dal 1970 al 1974. Il vero successo viene raggiunto, grazie alla rubrica Los impertinentes che sua amica Delia Vergara le riserva all’interno della rivista Paula. La scrittrice non ha mai rinnegato e smesso di decantare il giornalismo come grande scuola di scrittura e di umiltà.
Un altro grande cambiamento per la vita della scrittrice è datato 11 settembre 1973, con il colpo di stato militare del Generale Augusto Pinochet. Isabel si troverà coinvolta in maniera attiva nella vita politica del suo paese ‘impegnandosi a favore dei perseguitati dal regime trovando loro asilo politico, nascondigli sicuri e facendo filtrare notizie del paese. Abbandona quindi il pianeta televisivo e decide di emigrare seguita in breve dal marito e dai figli, si ferma per tredici anni in Venezuela, dove scrive su vari quotidiani.
Il primo romanzo nasce in questo periodo di autoesilio tra amarezze rabbia e frustrazioni, Il romanzo fu rifiutato da tutte le case editrici latino-americane per il fatto di essere firmato da un esordiente e per giunta femminile. Nell’autunno del 1982 La casa degli spiriti, una cronaca familiare sullo sfondo del mutamento politico ed economico nell’America latina, viene pubblicato a Barcellona da Plaza y Janés. Il successo divampa inizialmente in Europa e da lì passa negli Stati Uniti. Da quel momento in poi, sarà un successo dopo l’altro, a partire da D’amore e ombra fino a Paula, passando per Eva Luna.
A 45 anni Isabel Allende divorzia dal marito e nel 1988 si sposa in seconde nozze con William Gordon. La storia della vita del nuovo compagno della scrittrice ispira un nuovo romanzo che viene pubblicato nel 1991 col titolo Il piano infinito.
Il 6 dicembre del 1992, la figlia della scrittrice muore di una malattia rara e incurabile dopo aver passato un lungo periodo in stato comatoso. Questo evento ispirerà Isabel nella stesura del libro Paula.