La parola a: Daniela Lojarro

Il romanzo di Daniela Lojarro

Poche settimane vi ho presentato il suo romanzo

Fahryon – Il suono sacro di Arjiam

oggi conosciamo lei: cantante, terapista e scrittrice.

Ciao Daniela e grazie per essere qui con noi! Raccontaci qualcosa di te.
Sono una donna appassionata e passionale che vive sempre tutto sulla sua pelle. Ho avuto il dono della voce che ho potuto sviluppare grazie all’appoggio dei miei genitori e di mio marito che mi hanno sostenuto nelle mie scelte di carriera e repertorio. Durante il mio percorso artistico mi sono imbattuta in ogni sorta di ostacoli e di tutte le dimensioni ma non mi sono lasciata abbattere e ho lavorato sodo per raggiungere gli obiettivi che desideravo. La tensione che si creava in teatro, però, quando percepivo che il pubblico era coinvolto, era un’esperienza straordinaria e meravigliosa che mi ha sempre ripagato delle ore di studio, dei sacrifici e anche delle malignità che negli ambienti di lavoro competitivi si devono ingoiare. L’affetto con cui i fans ancora oggi mi scrivono e mi contattano testimonia che certi legami restano nel tempo e nonostante la lontananza. Dal palcoscenico e dalla vita “raminga” del cantante lirico in giro sui palcoscenici di tutto il mondo in questi ultimi anni sono passata alla musico-terapia. Questo cambiamento ha significato anche un nuovo periodo di studio nel quale mi sono buttata a capofitto. Ora, sono i progressi dei bambini nello sviluppo della lingua e della comunicazione oppure delle persone che tornano a provar gioia nella comunicazione a ripagarmi di questa metamorfosi. Coltivo sempre e comunque la passione per la musica (mi esibisco ancora in concerti), la lettura, i viaggi, la cucina (tra un capitolo e l’altro o tra una seduta di terapia e l’altra sforno torte, pizze, lasagne …).

E ora parlaci di Daniela Lojarro autrice. Da quanto coltivi questa passione e com’è nata.
Da bambina amavo scrivere storie da mettere in scena con le amiche. In seguito, dopo le recite o le prove mi divertivo a scaricare la tensione scrivendo impressioni, osservazioni qualche volta anche rielaborandole in racconti o storie ma, al momento di partire per una nuova destinazione, buttavo tutto via. Il desiderio di scrivere, o meglio, la “necessità” di scrivere si è incuneata fra l’attività artistica e quella di terapista. Non sono passata dal Melodramma italiano all’Audio-fonologia di colpo ma si è trattata di una ricerca interiore tumultuosa finché non ho trovato le risposte alla mia inquietudine. In questo momento di cambiamento è sbocciata la passione per la scrittura come spinta interiore, come necessità di elaborare letture, passioni, emozioni, ricordi prima di compiere il salto. In fondo musica e parole hanno radice comune: la vibrazione, l’onda sonora che nel romanzo io definisco Suono Sacro che in fisica si misura in hertz.

Che tipo di scrittrice sei? Scrivi di getto o sei meticolosa nel progettare trama, scheda dei personaggi ecc…?
Le mie storie nascono sempre da fortissime impressioni ricevute visitando luoghi particolari o siti archeologici. Lo sviluppo mi prende molto tempo: si tratta di un periodo durante il quale prendo appunti su tutto quel che mi capita perché sovente le idee mi vengono mentre passeggio da sola nel bosco. Poi, scrivo di getto. Lascio “riposare” e riprendo in mano più volte completando a strati, ampliando, eliminando, spostando, inserendo nuovi personaggi o perfezionando lo sviluppo di quelli già presenti: odio i personaggi senza sfaccettature o che rimangono impenetrabili a qualsiasi cambiamento durante lo svolgimento del racconto. L’importante per me è avere un punto d’inizio fermo e la fine: la strada che percorro per arrivarci è in continua evoluzione e conosco anche periodi di rifiuto totale della scrittura ma non li definirei dei blocchi. Semplicemente ho bisogno di momenti di riflessione in cui vaglio le possibilità di sviluppo della storia secondo i “suggerimenti” degli stessi personaggi.

I manuali di scrittura, quanto sono utili, secondo te?
Ammetto di non averne letti. La scuola, dalle elementari al liceo classico, mi ha offerto una solida e minuziosa preparazione sotto tutti i punti di vista. Credo che leggere in maniera attiva o ricettiva sia il modo migliore per acquisire la “tecnica” e anche per, in un secondo tempo dopo aver preso le distanze, crearsi il proprio stile. I manuali di scrittura sono utili a chi li scrive e diventano necessari perché la scuola, e non solo in Italia, è carente nella preparazione. Le ultime riforme e le pedagogie falsamente innovative si sono rivelate fallimentari dalla scuola primaria all’università. La struttura che deriva dallo studio del latino è senza dubbio più costruttiva e utile di qualsiasi manuale dal punto di vista della forma, della sintassi, della ricchezza del linguaggio cui si ricorre per le traduzioni… Oltre a molti altri aspetti.

Oggi il self publishing sta prendendo sempre più piede, come vedi questo fenomeno?
Il self publishing è la risposta alla pigrizia e alla mancanza d’iniziativa delle case editrici. È una possibilità ma è anche vero che chiunque può pubblicare un testo di poco valore finendo di screditare tutti gli autori che si affidano a questa soluzione. Questo genere di pubblicazioni spesso soffre per la mancanza di un editing. Quindi, pubblicare non è più impossibile ma è difficile trovare la qualità in questo marasma come scrittore e, soprattutto, come lettore. Ci si può affidare agli agenti come intermediari: dovrebbe essere la soluzione. Ma trovare un agente che sappia fare veramente il suo lavoro (presentare il manoscritto in maniera adeguata, capire verso quale casa editrice indirizzarlo, avere i contatti giusti, martellare per ottenere ascolto e risposte, seguire la fase contrattuale, seguire la pubblicazione e la promozione) senza assurde pretese economiche è difficile come trovare una buona casa editrice. Da quello che è la mia esperienza, posso dire che editoria e teatro sono simili: bisogna stare attenti agli squali! La parte divertente e positiva è senza dubbio l’incontro con i lettori e grazie ai social ci si arriva. Pure il sostegno fra emergenti è un aspetto positivo e importante.

E ora diamo spazio alle tue opere! Ti va di presentarcele?
I libri (Fahryon, appena uscito in e-book per GDS; il prossimo a breve, Il Risveglio di Fahryon, la conclusione del primo) fanno parte della saga che ho intitolato Il Suono Sacro di Arjiam. Sono di genere fantasy classico ma l’ambientazione, pur se di tipo medioevale, è mediterranea, quindi non troverete troll, elfi o gnomi.
Arjiam, il regno fantastico in cui ho ambientato la mia storia, è percorso da due grandi fiumi, un po’ come la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate) che lo rendono prosperoso. Le sue città sono ricche, affollate di mercanti, guerrieri, ladri, giocolieri, avventurieri, mendicanti, danzatori, pellegrini. I mercati, simili ai suk oppure alle fiere delle nostre città europee durante il Medio Evo, sono colorati e chiassosi, con bancarelle straripanti di mercanzie che provengono da ogni parte del mondo. Ho creato le mie architetture tenendo presente le antiche ville romane ma anche i fiabeschi palazzi della Spagna moresca, ornati da colonne, patii, mosaici dorati, statue, affreschi e contornati da lussureggianti giardini con ruscelli e fontane. Anche i simboli di cui mi sono servita rimandano ai miti mediterranei. Per esempio, l’Uroburo, il serpente che si morde la coda, è uno dei simboli che risalgono all’alba dell’umanità, presente sotto varie forme in molte culture. Indica il continuo rigenerarsi della vita dalla morte, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Per questo significato di unione degli opposti e loro annullamento, ne ho fatto il simbolo del Suono Sacro, il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Altro animale simbolico è il Grifo. Il Grifo o Grifone è un essere alato con il becco adunco, la testa e gli artigli di aquila e il corpo di leone. Nei miti il Grifo era posto a custodia di tesori di qualsiasi genere: entrambi gli animali, leone e aquila, esprimono forza, coraggio e audacia. Perciò, mi è parso un simbolo adatto per i Cavalieri che custodiscono i beni più preziosi di un popolo: Giustizia e Libertà. All’inizio dell’avventura scopriamo che proprio questi due valori sono in pericolo oltre alla Legge della Vita del Suono Sacro. Infatti, è in atto uno scontro tra gli adepti dell’Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro. Fahryon, neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell’Ordine militare del Grifo, vi si trovano, malgrado loro, coinvolti. Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini. I due giovani, però, si trovano a fronteggiare nemici e ambienti totalmente differenti: Fahryon si muove nell’ambito della magia legata alle vibrazioni del Suono Sacro e quindi su un piano spirituale intriso di esoterismo; Uszrany, invece, come Cavaliere, rappresenta la parte epica del romanzo con duelli, intrighi politici e guerre civili. A fare da tramite fra questi due mondi c’è l’affascinante nobile Mazdraan: un tempo Magh, ora Primo Cavaliere del regno di Arjiam che tiene le fila del complotto politico ma anche di quello “magico”.

Dal punto di vista dello stile ho cercato di alternare monologhi riflessivi dei personaggi a scene di dialoghi, con grande attenzione ai dettagli espressivi del tono della voce, degli eventuali tic, delle reazioni fisiche a movimenti d’animo, emozioni o ai fatti che stanno accadendo. Ritengo molto importante anche differenziare, soprattutto in questo genere, il vocabolario e l’atteggiamento vocale dei personaggi in relazione alla loro posizione sociale. Ho puntato molto anche sulle descrizioni dei paesaggi o degli ambienti per permettere al lettore di entrare nel mondo che ho creato con la mia fantasia e lasciarsi avvolgere dalle atmosfere in cui vivono i personaggi.

L’idea di questa storia mi ha folgorata durante la visita della Gola del Furlo nelle Marche: l’impressione di quel tardo pomeriggio fu così forte che durante notte e nei giorni successivi la storia, i personaggi principali si sono come manifestati diventando sempre più netti e “obbligandomi” a scrivere. L’antica galleria scavata dai romani nella roccia è diventata così il “mio” passaggio per l’Oltre, per il fantastico mondo Arjiam. Non considero il fantasy classico, come del resto l’espressione artistica in generale, una lettura d’evasione. L’arte ha da sempre un effetto catartico: il lettore o lo spettatore, identificandosi con il protagonista, partecipa delle sue emozioni, dei suoi dolori, delle sue gioie, vivendo le sue avventure, le sue scoperte, i momenti tristi e lieti traendone spunti di riflessione su se stesso e sulla società, maturando. Come un’importante tradizione ormai ci ha dimostrato, da G. Jung alla M. von Franz, ogni storia, ogni mito, ogni favola, anche la più assurda e lontana dalla realtà, tratta dell’umanità e dei suoi problemi universali, offre esempi di soluzione delle difficoltà in un linguaggio che arriva direttamente oltre ogni barriera logica. Ho nascosto nelle vicende dei personaggi i temi che più mi stanno a cuore: amore in tutte le sue declinazioni dall’amicizia all’amore passionale, erotico; impegno nel sociale, responsabilità nei confronti del prossimo, lealtà e chiarezza nei legami di qualunque genere, impegno civile, rispetto e tolleranza. Non oso parlare di altruismo e bene comune come beni supremi per l’uomo, non sono così idealista o sognatrice; ma restano per me alla base della possibilità per l’uomo, anche della nostra epoca, di svilupparsi … E per sviluppo non intendo quello tecnologico certamente che dovrebbe essere solo un mezzo non un fine da perseguire. Su questo si fondano le scelte della mia vita che non distinguo in quotidiana e artistica: è la mia vita nella complessità delle sue sfaccettature.

Qual è il personaggio uscito dalla tua penna, che ami di più?
Mazdraan! Il fascino che emana la sua persona lo rende temibile: chiunque lo avvicini, non può sottrarsi alla seduzione della sua voce calda e sensuale, perdendo perfino di vista il valore delle sue parole per lasciarsi avvolgere, o cullare da essa. Riassume in sé la forza dell’eloquenza, la determinazione, la capacità di piegare la volontà altrui alla propria senza minacce dirette: gode nel vedere gli altri soccombere davanti alla sua placida calma, si bea nel far perdere le staffe al prossimo. Lui, al contrario, non perde quasi mai la pazienza, trova il modo di sorridere anche quando vorrebbe lasciarsi prendere dall’ira e s’infuria con se stesso quando perde il controllo. È un uomo assetato di potere e disposto a tutto pur di ottenerlo. Non esercita il potere per un motivo preciso: lo ama. Ogni sua frase, ogni mossa, ogni pausa o ogni parola sono soppesate, calcolate e mirate per raggiungere uno scopo preciso: il Potere. A parte questo, nulla lo interessa veramente. Mazdraan lo confessa senza alcuna incertezza: «Ho tutto ciò che desidero e che il mio rango può offrirmi. Perciò perché non impegnarmi nella ricerca proibita per raggiungere ciò che ogni uomo in fondo al suo cuore desidera? Il Potere sugli altri, sul Mondo, sul Tempo ma non quello apparente e volubile della sovranità, ma quello assoluto che si può ottenere solo andando oltre alla Legge del Suono Sacro». Come si fa a non amare/odiare «… sempre il solito bastardo»? (è Uszrany a definirlo così)

E quello che ti ha dato più grattacapi?
Quello dell’eroina, Fahryon, che si assume la missione di riunire le due forme di magia, Armonia e Malia, in una sola purificando il magico Cristallo del Tempo corrotto dalla sete di onnipotenza umana. Il suo è un percorso d’iniziazione, di maturazione e presa di coscienza di se stessa e delle sue capacità. Il rischio di un personaggio simile è di costringere il lettore a un cambiamento continuo di prospettiva: è più facile identificarsi in un personaggio che fin dall’inizio sa come agire, che non ha dubbi ma offre solo certezze. Oltretutto, la storia si svolge nell’arco di alcuni anni quindi i mutamenti dovuti dalle prove che Fahryon affronta non potevano essere netti ma graduali.

Hai altri progetti in cantiere?
Sto scrivendo una nuova storia per la saga del Suono Sacro: nuovi personaggi, nuove terre, il regno di Bahvjimaar, un altro popolo, i Bahvjim … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà! Non so ancora dove mi stiano portando i personaggi!

Biografia:

D.Lojarro_Salone del Libro Torino 2011

Daniela Lojarro è nata a Torino. Terminati gli studi classici e musicali (canto e pianoforte), vince alcuni concorsi internazionali di canto che le aprono le porte fin da giovanissima a una carriera internazionale sui più prestigiosi palcoscenici in Europa, negli U.S.A., in Sud Corea, in Sud Africa nei ruoli di Lucia di Lammermoor,Gilda in Rigoletto e Violetta in Traviata. Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali The Departed di M. Scorsese, Il giovane Toscanini diF. Zeffirelli e I shot Andy Wharol di M. Harron.
Si dedica anche all’insegnamento del canto e alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia, una rieducazione della voce e dell’ascolto rivolta ad adulti o bambini con difficoltà nello sviluppo della lingua oppure ad attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager per sviluppare le potenzialità vocali.

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