La parola a: Federica Amalfitano

 

Sinossi:

La vita a Florence è sempre stata monotona e priva di qualsiasi attrattiva finché, un giorno, il bosco che caratterizza la città si popola di un branco di lupi. Ellen Smith, timida ragazza diciassettenne, si troverà catapultata in un mondo che mai avrebbe potuto pensare esistesse davvero: quello dei licantropi. E quel ragazzo misterioso arrivato a scuola improvvisamente chi è in realtà? Le storie dei due giovani si incroceranno molto presto e, il legame protettivo che li unirà, si intensificherà giorno dopo giorno.
Il capo Alpha del clan, i Wolfers (Gran Consiglio dei licantropi) e i Verdana, faranno di tutto per distruggere il loro rapporto di amicizia.
Riusciranno i ragazzi a restare uniti nonostante le avversità?

Titolo: Gli occhi del lupo
Autore: Federica Amalfitano
Genere: Urban fantasy (YA)
Editore: Aletti Editore
Anno di pubblicazione: 2016
Formato cartaceo: pagine 244
Ebook: pagine 215
Prezzo cartaceo: € 14,OO
Ebook: € 4,99

Intervista:

Ciao Federica e grazie per essere qui con noi! Raccontaci qualcosa di te.
Mi chiamo Federica, ho trent’anni e mi sono laureata in scienze biotecnologiche alla Federico II di Napoli. Lavoro in un laboratorio e nel tempo libero coltivo le mie due più grandi passioni: la musica e i libri. Ok, un po’ noiosa come presentazione; la classica ragazza che studia, lavora e coltiva hobby. Ci deve pur essere qualcosa di esaltante nella vita di questa ragazza, qualcosa che la smuova e la carichi di adrenalina come il bungee˗jumping , il rafting sulle cascate del Niagara o gare automobilistiche clandestine… no, mi dispiace, niente di tutto ciò. L’unica botta di adrenalina mi viene quando arrivo in ritardo a qualche appuntamento (perché sono sempre puntuale) o quando compro qualche nuovo libro XD.

E ora parlaci di Federica Amalfitano autrice. Da quanto coltivi questa passione e com’è nata.
La passione per la scrittura è nata per caso durante gli anni universitari. Tra lezioni da seguire ed esami da sostenere, avevo bisogno di staccare un po’ dai miei impegni di studentessa fuori sede, e così ho cominciato a scrivere (e neanche qui qualcosa di esaltante, che noia!).

Che tipo di scrittrice sei? Scrivi di getto o sei meticolosa nel progettare trama, scheda dei personaggi ecc…?
Partiamo dal presupposto che non mi sento una scrittrice, ma una persona a cui piace scrivere e non lo dico tanto per dire anche perché la modestia non mi appartiene… XD. A parte gli scherzi, credo che gli scrittori, quelli con la S “maiuscola”, sono quelli che si dedicano anima e corpo al loro progetto e lo fanno per mestiere (milioni e milioni di copie vendute e ti credo che poi lo fai diventare un mestiere XD). Nella vita sono una ragazza precisa, quel tipo di persona che organizza sempre tutto in maniera quasi maniacale e che non deve vedere niente fuori posto o va letteralmente in crisi (perché non esiste che A si sposti in B e viceversa… da che mondo e mondo A sta in A e B in B), quando invece scrivo lo faccio di getto. Scrivo, cancello, riscrivo e ricancello fino a quando la storia che voglio tirar fuori mi sembra inizi pian piano a prendere forma.

I manuali di scrittura, quanto sono utili, secondo te?
Questi sconosciuti… sinceramente non ne ho mai fatto uso, non perché non ne abbia bisogno (anzi credo che una sbirciatina l’andrò a fare dopo questa intervista), diciamo pure che non ne conoscevo l’esistenza. Credo però possano essere utili a chi si avventura per la prima volta in questo mondo fatto di penna e carta (o più modernamente di tastiera e monitor).

Oggi il self publishing sta prendendo sempre più piede, come vedi questo fenomeno?
Il self è un ottimo modo per gli autori emergenti di farsi conoscere dai lettori quando una casa editrice non apprezza il tuo lavoro o, peggio, non considera affatto gli esordienti. Come per tutte le cose però, ci sono dei pro e dei contro; ci sono in giro tantissimi romanzi autopubblicati e non vale la pena leggerli tutti: elementari errori grammaticali (come “ho” senza acca o “c’è” al posto di ce ˗ andiamo ragazzi, siamo o non siamo italiani? ˗.), trama ingarbugliata senza né capo né coda, ecc…

E ora diamo spazio alle tue opere! Ti va di presentarcele?

Titolo: GLI OCCHI DEL LUPO
Gebere: URBAN FANTASY
Ambientazione: Alcuni lettori mi hanno chiesto se mi sono ispirata a Firenze, la città toscana, per descrivere i luoghi in cui la storia si sviluppa. In realtà, nella mia immaginazione, colloco la cittadina di Florence in uno stato americano. Confina a sud con Lackwood, un altro paese boscoso, mentre a nord svetta una catena montuosa.
La maggior parte della cittadina è fagocitata nel verde della boscaglia. Siamo in autunno e il bosco è un trionfo di colori: tiepidi raggi di sole filtrano attraverso le chiome giallo-arancio degli alberi che risplendono come lingue di fuoco, mentre il verde del muschio che insieme agli arbusti forma il sottobosco si presenta come un manto di velluto scuro. L’aria che si respira è satura dell’odore della resina colata dai pini mescolata a quello delle foglie secche trasportate dal vento. Il bosco è prevalentemente costituito da pini e querce secolari, nonché da piccoli abitanti pelosi e uccelli di ogni genere.
È proprio in questa selva che dimorano i Kean: due case tinteggiate di verde attorniate da un giardino lussureggiante curato nei minimi particolari dalle donne di casa Kean. Sul lato destro del bosco, è edificato il “Florence High School”, l’unico Liceo presente in tutto il paese. La casa di Ellen, la protagonista, si trova a sinistra al limitare della boscaglia, accanto alla dimora dello sceriffo Taker.
Il centro cittadino ospita villette a schiera, un cinema, una biblioteca, dove Ellen passa del tempo a studiare o a leggere, il Saint’Andrea Hospital, e alcuni negozi sparsi qua e là tra cui l’ “Hearts Queen” dove le ragazze si recano spesso a fare shopping. C’è inoltre il “Matera”, una pizzeria in cui si incontrano i ragazzi del posto.
La cittadina di Florence è un’oasi di tranquillità e pace dove la natura regna incontrastata, finché non si popola di un branco di lupi. Solo allora si trasforma da un posto sicuro con la solita routine, in un luogo di lotte tra clan e segreti inconfessabili.

PER PRESENTARVI IL LIBRO, VI PROPONGO UN’INTERVISTA UN PO’ PARTICOLARE

Oggi mi trovo a Florence, nella piccola cittadina dove risiedono Ellen e Taylor… no, non sono matta; è un modo come un altro di farmi conoscere e farvi conoscere i miei personaggi attraverso un’intervista che mi faranno non appena riesco a districarmi da tutti questi arbusti. Vorrei proprio sapere chi ha deciso di piazzare alberi così fitti in questo bosco, beh… come non detto!
Finalmente riesco a percorrere il sentiero battuto che attraversa il bosco; da qui intravedo la casa di Taylor dove si terrà l’intervista. Passo davanti al casolare di Paul che, con una sigaretta tra le labbra, mi fa un cenno di saluto con la testa dalla finestra. Non ci posso credere… Paul Kean che conosce l’educazione! Ricambio il saluto e mi avvio verso la casa del capo Alpha. Non appena suono il campanello vengo accolta da Anne che, con il suo immancabile tailleur color perla, mi accoglie cordialmente e mi fa accomodare in salotto dove è già riunita tutta la famiglia di Taylor, compresa Ellen.
«Era ora che arrivassi. Ma quanto tempo ci hai messo? Ti stiamo aspettando da ore», mi rimprovera il capo Alpha Tom Kean con il suo solito tono burbero.
«Mi sono persa. Non pensavo che il bosco fosse così intricato e pieno zeppo di pericoli sotto forma di arbusti e radici secolari», mi difendo prontamente.
«E meno male che se lo è inventato lei!», dice sottovoce Taylor a Ellen che gli dà una gomitata. Cominciamo bene! I miei stessi personaggi che mi prendono in giro.
«Allora, io sono pronta per questa intervista», esclamo cercando di abbreviare la conversazione più assurda della mia vita.
«Sei in ritardo e dai pure ordini? Autrice, sei nel nostro mondo. Le regole le dettiamo noi, se permetti».
La voce di Paul alle mie spalle mi fa trasalire. Ecco, ci mancava solo lui!
«Paul, non essere maleducato. Posso offrirti qualcosa, cara?», mi domanda Sara, sempre pronta a essere una buona padrona di casa.
«No, grazie mille. Sono a posto così», le rispondo passandomi le mani sudate sui jeans quando Paul si accomoda sul divanetto di fronte a me. Questa conversazione comincia a rendermi nervosa. Si accende l’ennesima sigaretta della giornata e osserva ogni mio movimento scrutandomi con i suoi occhi grigi.
«Diamo inizio a questa intervista!», esclama Tom dalla sua scrivania rompendo il silenzio. «Chi vuole cominciare a fare una domanda alla nostra ospite?».
Tre mani si levano al cielo contemporaneamente. Sono i piccoli John, Kate e Robert che all’unisono mi domandano: «Perché in questa storia ci viene dato poco spazio?».
Perfetto! Ed io che credevo di cavarmela con un: “Come è nata questa storia?”, o con: “Qual è il tuo genere preferito?”. Temporeggio prima di rispondere; sono pur sempre dei bambini e se non scelgo le parole adatte mi riempiranno ulteriormente di domande.
«Come ben sapete, i protagonisti di questa storia sono Ellen e Taylor» esordisco, ricevendo un occhiolino da Ty e un sorriso sincero da Ellen. «Mi sono quindi concentrata su di loro, sulle loro caratteristiche, sui loro bisogni. Con questo non voglio dire che non contiate nella storia anzi, il vostro contributo sarà fondamentale, come ben sapete».
John si batte una mano sul petto orgoglioso del proprio operato, mentre Bob e Kate sembrano abbastanza soddisfatti della mia risposta.
Bene, la prima è andata. È il turno di Cody che mi domanda il motivo per cui è l’unico Kean, eccezion fatta per i piccoli, a non essere dotato di un fisico da wrestler. Gli spiego che ha appena dodici anni e che dovrà allenarsi duramente per quello. Le successive domande riguardano i miei gusti in fatto di libri e la mia musica preferita. Ottimo! Le domande semplici sono quelle che preferisco.
«Non ho un vero e proprio libro preferito. Quello che sicuramente rileggerei, perché trovo davvero coinvolgente, è “Il Signore degli Anelli” di Tolkien e la saga “Shadowhunters” della Clare. Per quanto riguarda la musica, il mio genere preferito è il pop, ma ascolto davvero di tutto: dalla musica classica al rock», rispondo ad Anne e Randy che mi hanno posto queste domande. Inizio a sentirmi a mio agio, malgrado la presenza di Paul. Quest’uomo incute un certo timore; la cicatrice che gli attraversa il volto è proprio come l’avevo immaginata: sottile e di colore chiaro ma, nonostante ciò, quello che ho di fronte è un uomo piacente, il cui viso non è stato modificato in maniera negativa da questo segno particolare.
«Signorina Amalfitano, mi stai ascoltando?», mi riprende Taylor per la seconda volta.
«…eh? Certo, come no», gli rispondo destandomi per un secondo dai miei pensieri. «Dicevi?».
«Ti stavo chiedendo cosa ne pensi di noi», mi ripete nuovamente. «Siamo nati dalla tua fantasia o ti sei ispirata a qualcuno?».
«C’è sempre un pizzico di realtà nei libri; qualcuno di voi potrebbe ricordarmi una persona che conosco, mentre gli altri sono nati così dal nulla, frutto della mia immaginazione».
«Parliamo un po’ dei nostri nomi; anche questi sono di fantasia?», mi chiede Ellen.
«Il tuo sì, così come quello di Anne, Tom, Bob e Kate. Randy, Cody e John sono i nomi di wrestler, mentre Taylor quello di un attore».
Ty si scrolla dalle spalle della polvere inesistente per pavoneggiarsi. La modestia è sempre stata il suo forte!
Il tempo trascorre velocemente e il sole sta calando per dar spazio alla luna e alle stelle. È giunto il momento di tornare a casa.
«Vai già via, cara?», mi domanda Sara mentre mi alzo dalla poltrona su cui sono seduta. «Questa casa sarà sempre aperta per te».
Ringrazio tutti per questa insolita chiacchierata e, dopo averli salutati, mi avvio verso la porta.
«Ti accompagno io», mi dice Paul scortandomi fuori come una bodyguard. Scendo gli scalini del portico e lo ringrazio nuovamente.
«Prima che tu vada… ho una sola domanda per te».
«Spara!», gli dico rassegnata. Speravo di non riceverne una da lui.
Paul scuote il capo. «Che imperativo infelice!». Mi rendo conto della gaffe appena fatta e gli chiedo scusa. «Fa niente. L’importante è che l’arma non sia caricata con materiale d’argento», mi dice scrollando le spalle. «La mia domanda è molto semplice: lo scoprirà prima o poi, vero?». Annuisco e lui incrocia le braccia al petto così forte da far gonfiare i suoi bicipiti. «Perché? Non puoi lasciare tutto com’è? È troppo per te non incasinare quello che già di incasinato c’è?».
«Hai detto una sola domanda… ciao ciao, Paul», gli rispondo salutandolo con la mano.
Lo lascio borbottare tra sé e m’inoltro nuovamente nella vegetazione.
Strano mondo è questo dell’urban fantasy. Chi ti sembra buono è invece dedito al male, e chi potrebbe ricevere il premio come cattivo dell’anno è in realtà buono come il pane.
A me non resta che tornare nel mondo reale e decidere se, dopo questa intervista, sono ancora capace di intendere e di volere.

Qual è il personaggio uscito dalla tua penna, che ami di più?
Senza alcun dubbio il personaggio che amo di più è Taylor Kean ( non perché descritto come un adone, poi ha diciassette anni ˗ il toyboy anche no XD). È il copratogonista del romanzo insieme a Ellen. È il tipico adolescente ribelle che se ne frega delle regole e in più è il figlio del capo Alpha del branco e quindi maggiormente responsabile di tutto ciò che combina. È un lupo solitario che preferisce affrontare tutto da solo piuttosto che chiedere aiuto ad altri, ma che nasconde un lato fragile e sensibile.

E quello che ti ha dato più grattacapi?
Paul Kean è sicuramente stato la mia nemesi. È lo zio di Taylor, fratello del capo Alpha, che come il nipote è anticonformista, la pecora nera della famiglia, ma che cerca di attenersi alle regole imposte dall’Alpha per il bene del clan.

Hai altri progetti in cantiere?
Ho due progetti in cantiere: il primo riguarda il seguito di questo romanzo (anche se “Gli occhi del lupo” potrebbe essere un libro autoconclusivo), mentre il secondo è sempre un romanzo urban fantasy incentrato sugli elementi della natura e una lotta contro il Kaos e spero presto di poterli pubblicare entrambi (sempre che trovi dei lettori disposti a leggerli XD)

Bene, siamo arrivati alla fine, grazie per essere stata con noi. Per salutarci lasciaci uno stralcio di un tuo romanzo e in bocca al lupo per la tua carriere di autrice!
Mi accorsi che qualcosa non andava in lei. Già la sera prima, quando l’avevo lasciata dopo la rivelazione, mi era parso di sentirla agitata. E come biasimarla. Le avevo confessato di essere un licantropo, e la storia dei nostri antenati non raccontava certo di uomini e mutaforme che vivevano insieme in pace e tranquillità. E vogliamo parlare della filmografia di Hollywood o di Cappuccetto Rosso? Penso che abbiate capito cosa intendo.
Essendo il suo lupo protettore, potevo sentire quello che provava, e quello che stava provando in quel momento era puro terrore. Una fitta mi colpì dritta al cuore.
«C’è qualcosa che non va?», le chiesi avvicinandomi mentre lei arretrava sempre di più.
«No, cosa te lo fa pensare?», mi rispose con la voce spezzata.
Urtò un bicchiere di vetro che aveva appoggiato sulla spalliera del letto e che andò in frantumi. Ero a pochi passi da lei.
«Ti prego… non farmi del male», mi disse quando l’ afferrai per un braccio prima che mettesse un piede scalzo sui pezzetti di vetro sparsi ai piedi del letto.
«Io non ho nessuna intenzione di farti del male. Perché dovrei?».

                                       

                                       

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