Scura come la notte – Stefania Bernardo

Sinossi:

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Londra,1720 – La principessa Leila Kalifa è stata da poco liberata dalle mani del pirata Evry e una volta giunta a Londra viene usata come pedina per ristabilire l’alleanza tra suo padre, il sultano, e l’Inghilterra. È quindi costretta a sposare il duca di Groundale, un uomo di spada, enigmatico e affascinante, che dietro al sorriso irriverente nasconde più di un segreto.
La vita da duchessa inglese si rivelerà densa di sorprese e di nuovi travolgenti sentimenti, ma sarà presto minacciata dalla lotta intestina che sconvolge l’Inghilterra. Il regno degli Hannover è ancora instabile e gli Stuart sembrano disposti a tutto pur di riconquistare il trono.
Un romanzo d’intrigo e di passione, di duelli e di fughe rocambolesche, che vi terrà con il fiato sospeso e il cuore in tumulto.

 

Titolo: Scura come la Notte
Autore: Stefania Bernardo
Genere: Romance Storico
Pagine: 360
Prezzo: 1.40 (ebook – Offerta lancio)
Editore: Stefania Bernardo
Uscita: 19 maggio 2016

 

Recensione:

Posso dire di aver visto nascere questo romanzo, dalla fase embrionale all’intera gestazione, fino alla nascita di quello che per me è davvero un ottimo romance storico.
C’è l’amore, difficile ma passionale e il suo svolgersi con lo sfondo di un contesto storico descritto con la maestria di chi sa bene come muoversi tra le vicende dell’epoca.
Siamo nell’Inghilterra del XVIII secolo, nel pieno della faida tra Stuart e Hannover, i primi privati del trono sul quale i secondi governavano.

13219831_10208522569973677_2043925870_nI protagonisti di Scura come la notte si troveranno coinvolti in questa faccenda, invischiati nella melma della nobiltà e dei suoi inganni. Pericolosi segreti, rivali spietati, perfidi individui privi di scrupoli e una principessa araba che, suo malgrado, si trova catapultata in una realtà a lei del tutto estranea.
Per questioni politiche, Leila Kalifa va in sposa a Lewis Hawk, duca di Groundale, e si trova ad affrontare una società che la scruta curiosa. La duchessa si sente strappata dal suo mondo e gettata tra le braccia di un marito che, nonostante tutto, inizia a intrigarla fin da subito. È difficile, infatti, restare indifferenti alla galanteria di Lewis, al suo sorriso affascinante. È un uomo abituato a combattere, eppure cela una delicatezza rara che si mischia alla passione con la quale i due dovranno presto fare i conti.
Ho amato molto questa coppia, alcuni brani toccanti fanno davvero battere il cuore. Stefania Bernardo è bravissima a far calare il lettore nella storia, come sempre è stata attenta ai particolari. Nel leggere pare di udire la musica del violino uscire dalle pagine, il fruscio della stoffa di abiti sontuosi rompere il silenzio dei corridoi, il bisogno di appartenersi di due coniugi che, in beffa alla società, trovano l’amore in un matrimonio imposto e avranno la loro rivincita.

13219852_10208522569693670_199412302_nMa la loro non è la sola storia d’amore che troviamo in Scura come la notte, romantica ed emozionante è anche la relazione tra Nora e Lorenzo, anche lui un personaggio che conquista fin dalle prime righe, un italiano dal fascino misterioso, davvero ben caratterizzato. Ecco, loro due mi hanno tenuto parecchio con il fiato sospeso!L’autrice quindi, non ci fa mancare nulla. Con questo romanzo credo possa davvero soddisfare i gusti di molti. Lo amerà chi adora il romance e le sue storie romantiche e passionali. Chi ama l’avventura con i suoi duelli, le fughe, gli scontri tra soldati, e chi ama l’ambientazione storica che, come ho già detto, in questo romanzo ha un ruolo di fondamentale importanza.Non posso far altro che fare i miei complimenti a Stefania Bernardo, ringraziarla per avermi dato l’opportunità di veder crescere questo romanzo e di leggerlo in anteprima e, con un enorme in bocca al lupo, augurarle il successo che merita!

 

                                   

 

Biografia:

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Stefania Bernardo nasce a Ivrea il 17 dicembre 1985.
Sin da piccola le sue più grandi passioni sono state la storia, i pirati e la scrittura. Divoratrice accanita di libri, segue un percorso di studi in campo giuridico – economico che la porta a lavorare come segretaria amministrativa.
Da Luglio 2015 è coordinatrice della biblioteca di Banchette (TO). Sul suo blog si occupa di approfondimenti storici e da spazio ad altri autori emergenti con interviste e presentazioni.
Con altre tre autrici, è amministratrice del gruppo facebook, Io leggo il romanzo storico.
Attualmente sta seguendo diversi corsi sull’editing e l’editoria.

Romanzi pubblicati:

Collana “The Rolling Sea”:

La Stella di Giada  clicca qui per leggere la mia recensione
La Caccia
Royal Fortune clicca qui per leggere la mia recensione

 

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Il rifugio: Un amore senza tempo – Linda Bertasi

Sinossi:

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Possono vite diverse incontrarsi e confondersi al punto da somigliarsi, nella medesima esperienza di sofferenza e di felicità? Dimensioni temporali opposte che tornano a viaggiare sulla stessa frequenza, quasi a beffare una realtà già scontata e rivista. Con l’autentica possibilità di cambiamento e di riscatto. Anna e Mary, nelle confidenze di una soffitta chiusa al mondo, quasi a scambiarsi comparse e impegni in un vissuto ancora da decidere.

Un romanzo al confine tra il sogno e il reale, tra mistero e rivelazione.

Prefazione a cura della scrittrice  Alessandra Paoloni.

 

SECONDO CLASSIFICATO AL XXIII PREMIO LETTERARIO VALLE SENIO 2012

 

 

 

Recensione:

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Da un po’ di tempo a questa parte, quando inizio a scrivere una recensione, mi trovo a fare i conti con tre me stesse: la Lettrice, l’Autrice e la Correttrice di bozze. Non è mai facile decidere con quale di questi occhi giudicare un libro. La Lettrice che è in me passa sopra alle imperfezioni e si lascia coinvolgere dalla trama, poco le importa se c’è un avverbio di troppo o gerundi a profusione. L’Autrice apprezza sempre la fantasia, i dialoghi ben curati e rispetta il lavoro della “collega”. Poi arriva la Correttrice di bozze… la guastafeste per eccellenza! Ecco, fare i conti con lei è meno facile, ed è per questo che spesso evito di recensire un romanzo. Non mi piace criticare il lavoro degli altri e non posso nemmeno mettere a tacere la “terza me”.

Una delle autrici che riesce sempre a mettere d’accordo questa trinità (passatemi il termine!) è Linda Bertasi. Con lei si va sempre sul sicuro, la Lettrice si emoziona e divora pagine, l’Autrice pensa “Cavolo che bello questo passaggio… questa frase!” e la Correttrice di bozze posa la matita rossa e va in vacanza.
Ho letto Il Rifugio: Un amore senza tempo in un due giorni, benché il paranormal non sia il mio genere. È un libro che affascina per la storia che racchiude, perfetto in ogni dettaglio, dalla trama ben elaborata ai personaggi credibili. E cosa dire del mistero che accompagna e avvolge il lettore fino alla fine del romanzo? Per una fifona come me a volte è stato anche fin troppo intenso, ma io sono un caso patologico!

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In questo libro la Bertasi non ci fa viaggiare solo tra dimensioni diverse, ma tra le epoche, tra i pensieri dei personaggi, ne sondiamo i sentimenti, ne avvertiamo il dolore. Passato e presente si fondono, i destini s’incrociano, le vicende s’intrecciano. Il passato rivive nel presente grazie a un diario, un tramite che si lega alla protagonista e le ridona la memoria di una vita passata, di un amore sfortunato che fa sospirare, arrabbiare e sperare in un lieto fine.
Una storia intesa che parla di paranormale, regressione, viaggi astrali, ipnosi, amore, amicizia, famiglia e Storia.
Consigliatissimo!!!

                           

                                   

 

Biografia:

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LINDA BERTASI nasce nel 1978.
Appassionata di storia e letteratura inglese, gestisce il suo blogLINDA BERTASI BLOG dove offre servizi GRATUITI agli emergenti.
Collabora con Magazine, Lit-Blog, Case Editrici e Web-site. È SOCIA ORDINARIA di EWWA e una delle fondatrici del Gruppo Facebook IO LEGGO IL ROMANZO STORICO. Proprietaria di una piccola realtà commerciale nella provincia di Ferrara, vive assieme al marito e alla figlia.
Ha pubblicato: Destino di un Amore (2010, La Caravella Editrice), Il Rifugio – Un amore senza tempo (2011, La Caravella Editrice), Il Profumo del Sud (2015, II EDIZIONE), Il Silenzio del Peccato (2015, Delos Digital), L’Erede di Tahira (2016, II EDIZIONE)
Antologie a cui ha partecipato: Italia: Terra d’amori, arte e sapori (2015, EWWA), Profumi di Storia e d’Estate (2015,IO LEGGO IL ROMANZO STORICO), Un Natale Speziato (2015, HAREM’S BOOK), Profumi di Storia e d’Amore (2016, IO LEGGO IL ROMANZO STORICO)
PREMI:
II CLASSIFICATO al XXIII Premio Letterario VALLE SENIO 2012 con Il Rifugio –Un amore senza tempo.
AUTORE COMMENDEVOLE al VII Premio Letterario Europeo MASSA CITTA’ DI MARE E MARMO 2013 con Il Profumo del Sud.

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Le schiave della frontiera – Domenico Rizzi

Sinossi:

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Quando si parla di West insanguinato e conteso fra bianchi e pellerossa si scorda spesso il drammatico destino delle donne prigioniere degli indiani. Ma le donne bianche rapite nel periodo coloniale e durante la guerra di indipendenza furono varie migliaia e moltissime fra di esse morirono oppure furono recuperate in condizioni pietose dopo aver subito oltraggi fisici e psicologici di ogni tipo. Obiettivo di questo lavoro è riscoprire, fra le righe di un conflitto interminabile e feroce, le vicende di queste sfortunate eroine e svelare tutti i particolari di un dramma tragicamente reale, giocato dietro le quinte del West trionfalistico e assai più noto celebrato da cinema e letteratura.

Recensione:

Per sapere a chi dar ragione nei litigi o nelle guerre è bene ascoltare entrambe le parti e, a parte l’interesse per il periodo storico di cui si parla, fu questo che mi spinse a leggere Le schiave della frontiera, un libro che non esalta le virtù, la fierezza e la spiritualità dei Nativi Americani, come molti altri libri fanno, difendendo a spada tratta i conquistati che spesso appaiono al lettore senza colpa né macchia, ma ci mostra il loro lato più crudele e spietato.
In queste pagine, Domenico Rizzi racconta in modo scorrevole e di piacevole lettura, l’odissea delle donne rapite dagli indiani durante il periodo americano che va dal 1676 al 1879.
Colpisce molto la copertina, dove risalta l’elegante figura di Olive Oatman, rapita da una banda di Yavapai nel 1851. Olive ha bei capelli bruni raccolti secondo la moda del tempo. Il suo sguardo fiero è colmo di durezza, i lineamenti sono fini, la fronte ampia, le labbra carnose e ben disegnate, ma la sua giovane e fresca bellezza è deturpata da un vistoso tatuaggio che gli indiani hanno impresso sul suo mento al tempo della prigionia. C’è da domandarsi come sia stata la vita di questa donna dopo la liberazione. Sappiamo che si è sposata e che ha cercato di condurre un’esistenza normale nonostante gli orribili segni che stavano lì, pronti a rammentarle ogni giorno che era stata schiava dei pellerossa per cinque lunghi anni.
Molte sono le storie racchiuse in questo libro, alcune raccontano di donne che, innamoratesi del loro aguzzino, hanno rifiutato d’essere liberate, altre che hanno operato la medesima scelta solo per paura di perdere i figli avuti dal loro rapitore, ma la maggior parte parla di ragazze che hanno dovuto subire maltrattamenti, stupri di gruppo e angherie di ogni genere, fino al giorno dell’agognata liberazione o della, forse attesa, morte. Storie raccapriccianti, terribili da dover leggere che mostrano forse il lato peggiore di ogni guerra. Domenico Rizzi ci porta sulla soglia di quelle case violate, ci fa ascoltare il silenzio assordante che aleggia sui corpi lasciati a terra dopo le razzie, il pianto delle donne portate via dalla loro vita, la paura dei più piccoli, increduli di fronte all’orrore. A distanza di tempo dalla lettura di questo libro, ho ancora impresse nella mente alcune scene che mi avevano davvero colpita. C’è da dire che, e questo l’autore lo sottolinea molte volte, i bianchi non sono certo stati da meno, anch’essi uccidevano donne e bambini senza averne alcuna pietà e non si risparmiavano crudeltà di alcun tipo.
Le schiave della frontiera è un libro che fa riflettere e ci si trova in bilico nel giudicare. Da quale parte stava la ragione? Chi è stato più spietato? C’era davvero un popolo civilizzato tra i due o forse entrambi erano dei selvaggi? Forse sono la guerra e la sete di potere a rendere l’uomo privo di pietà e capace di commettere le più vili azioni… peccato che a farne le spese siano spesso i più deboli.

Un libro che gli appassionati si storia western non possono lasciarsi sfuggire.

Biografia:

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Domenico Rizzi, è scrittore e saggista, autentico esperto di storia del west americano, su cui ha pubblicato numerosi libri. Da qualche tempo alla stesura di saggi storici sul west, Domenico Rizzi ha deciso di alternare l’uscita di alcuni romanzi, prevalentemente western. Domenico Rizzi scrive opere sul West da parecchi anni ed è un grande esperto dell’argomento. Ha pubblicato Hoka Hey! L’ultima guerra indiana, Tremila cavalieri indiani, Il giorno di Custer, Le schiave della Frontiera, Monahseetah e il generale Custer, Sentieri di polvere, Il tesoro del West: letteratura e cinema, John Wayne, il gigante del western, Le guerre indiane della Vecchia Frontiera, Le guerre indiane nelle Grandi Pianure, I cavalieri del West, quest’ultimo in collaborazione con il giornalista Andrea Bosco.  È anche autore dei romanzi Le streghe di Dunfield, I peccati di Dunfield, SLASH. Grazie per questo amore, La montagna di fango e della raccolta di racconti Pianure lontane. Rizzi collabora attivamente con articoli, saggi e recensioni anche con il portale Farwest.it, una sezione specializzata sulla storia, la cultura e il cinema western.

Slash – Autobiografia


Sinossi:

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In questo libro, per la prima volta, Slash racconta la storia che tutti stavano aspettando: come nacquero i Guns ‘n’ Roses, come scrissero le canzoni che ridefinirono un’era, come uscirono vivi da folli tour infiniti, come guidarono l’ondata di rock’n’roll della loro generazione e come mandarono tutto a pezzi. Una finestra sul mondo di un grande chitarrista e un posto sulle montagne russe di una delle più grandi macchine da rock’n’roll di tutti i tempi: sempre sulla soglia dell’autodistruzione, anche al culmine del successo.

Recensione:

La prima volta in cui ho sentito parlare di Slash era il 1993, quando una mia amica mi regalò una cassetta (…ai MIEI TEMPI c’erano le musicassette… come mi sento vecchia!) dei Guns n’ Roses. Devo dire che fu un amore a primo… ascolto e per anni sono stata una fan accanita di questa rock band che, purtroppo, si sciolse solo poco tempo dopo la mia scoperta.
Avevo la cameretta tappezzata di poster raffiguranti Slash in tutte le pose possibili e immaginabili, per me era un vero idolo. Ero la classica adolescente innamorata del personaggio famoso e, anche se con il passare degli anni la mia passione è andata scemando, quando oggi ascolto quelle vecchie canzoni, mi lascio cullare dai dolci ricordi dei sogni adolescenziali.
Per questo motivo, quando qualche anno fa ho saputo che Slash aveva scritto e pubblicato una sua biografia, ho deciso di acquistarla. Volevo sapere tutta la verità sulla sua vita e sul perché quella band così famosa avesse abbandonato le scene proprio all’apice della loro carriera artistica. Ho atteso per un anno circa che la biografia uscisse in italiano e finalmente la casa editrice BD mi ha accontentato.

Slash, il cui vero nome è Saul Hudson, inizia il suo libro raccontandoci dell’infarto che lo ha colpito qualche anno fa e che, in qualche modo lo ha aiutato a rimettere ordine nella sua vita. Da qui inizia a narrare la sua storia, partendo dall’infanzia e ci racconta del dolore e dello smarrimento provato dopo il divorzio dei genitori, della sua passione per la bicicletta e dell’ambiente artisticamente stimolante nel quale i suoi genitori lo hanno fatto crescere, essendo entrambi due personaggi di spicco nella scena artistica di quel tempo.
In questa prima parte del libro è chiaramente percepibile che tutt’oggi, il disagio provato nell’affrontare la separazione dei suoi genitori, permane in un angolo della sua mente. Ne parla con così tanto dolore che è quasi commovente… Commovente perché, quando a parlare in questo tono è una rock star che per anni ha simboleggiato la trasgressione, suscitando nell’immaginario collettivo l’emblema del personaggio stravagante, spesso raffigurato in compagnia di una bottiglia di whisky o preda di ben altre sostanze alteranti, quando a raccontare le paure e i dolori di un bambino è un uomo di 43 anni dai lunghi capelli riccioluti sormontati da una classica tuba, colmo di tatuaggi, vestito in pantaloni di pelle… be’… diciamo che il contrasto è così forte da far commuovere!
Questo non è un libro che osanna la rockstar, ma che, secondo me, racconta semplicemente la vita di un uomo, con tutte le sue debolezze, le paure, le sconfitte e le vittorie che lo hanno portato a diventare ciò che oggi è.
Slash ci racconta della sua dipendenza dalla droga e dei vari tentativi per uscirne. Non smette mai di definirsi un “tossico” e si intuisce che non è molto fiero di questa parte della sua vita.
Ci svela i retroscena della scena glam/rock losangelina degli anni ottanta e il dietro le quinte di una band, i Guns n’ Roses, che non è sempre stata così unita come voleva far apparire. Non c’è astio tra le parole dedicate al suo rapporto con Axl Rose, vocalist della band, né relative allo scioglimento della band. Si avverte però un certo senso di sollievo quando finalmente racconta d’aver preso la decisione di lasciare i Guns, come se l’atmosfera tesa degli ultimi tempi avesse reso impossibile e pesante lavorare insieme.
Ci racconta del suo matrimonio con Renee e del fatto che oggi è un uomo felicemente sposato con un’altra donna, Perla, che ama e dalla quale ha avuto due figli che adora. Sebbene ora, mentre scrivo questa recensione, la coppia si sia separata da qualche mese.
Ci racconta ogni cosa, abusi, gioie e dolori, si mette spesso in discussione e ci regala divertenti flash back che fanno davvero sorridere.
470 pagine che ho letto in soli due giorni, grazie alla scorrevolezza del testo e alla curiosità di una ex fan di questo chitarrista così affascinante.

                                     

Ritratto di donna in cremisi – Simona Ahrnstedt

Sinossi:

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Stoccolma, 1880. È una sera di dicembre e la città è come incantata sotto una coltre di neve bianchissima. Nel foyer luccicante del Teatro dell’Opera, gremito di dame in abiti eleganti e gentiluomini dell’alta società, tra il profumo delle ciprie e l’aroma dei sigari, un uomo e una donna si incontrano. Lei è Beatrice Löwenström, dai meravigliosi capelli rosso fuoco e il viso spruzzato di lentiggini, una ragazza volitiva e ribelle che mal sopporta le rigide convenzioni borghesi degli zii con cui vive. Lui è Seth Hammerstaal, lo scapolo più discusso della capitale, con un debole per le donne belle e per le regole da infrangere. Un incontro fuggevole, eppure destinato a cambiare per sempre due vite. Perché quella sera nasce la più travolgente passione che la fredda Stoccolma abbia conosciuto: da allora le strade di Seth e Beatrice si incrociano più volte, per caso, nelle mille occasioni mondane dei salotti bene della città. Seth è incantato dall’intelligenza di Beatrice, una donna che non assomiglia a nessun’altra, e Beatrice spaventata e insieme sedotta da quest’uomo affascinante e inaffidabile, che non ha mai vissuto secondo gli schemi. Lungo le vie scivolose per la brina, dinanzi alla baia ghiacciata scintillante di luci, tra convegni notturni e passeggiate in carrozza, si consuma così un amore segreto, e per questo ancor più bruciante. Ma su Beatrice sono già stati fatti progetti e conclusi accordi che non includono né la libertà, né la felicità e tantomeno Seth…

Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Genere: Romance storico
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 433
Traduttore: Nerito R.

 

 

Recensione:

Che bellissimo romanzo! Di quelli che ti fanno sospirare per poi lasciarti con il fiato sospeso, due righe più sotto. Un’altalena di emozioni, il rincorrersi di un amore, tra malintesi, ricatti, sotterfugi in un’ambientazione poco usata, quella dei paesi Scandinavi, che rende il romanzo interessante anche dal punto di vista culturale.
Siamo così abituati a storie ambientate nella romantica Parigi o nella suggestiva Venezia, per non parlare dell’Inghilterra e della sua brughiera, forse inflazionata quanto le Highlands, che ritrovarsi in Svezia, tra i suoi paesaggi, dona alla lettura quel qualcosa in più.
Seth e Beatrice sono due personaggi ai quali ci si affeziona subito. A lui per il temperamento ruvido, quello di un uomo che ha costruito il proprio “impero” da solo, grazie alle giuste intuizioni e al coraggio di investire nel progresso. Non è il classico belloccio con un titolo nobiliare, è un uomo che ha combattuto, che ha sofferto, che gode del lusso, ma detesta le convenzioni dell’alta società. A lei per la genuinità e la lealtà che dimostra verso chi ama. Sacrifica se stessa pur di non recare sofferenza ad altri ed è una donna forte, che riesce a risollevarsi dalla disperazione con una forza invidiabile. Insieme formano la coppia che per ora ho amato di più in un romance.
L’ho letto davvero in un soffio, senza riuscire a staccarmene fino all’ultima parola. Simona Ahrnstedt mi ha conquistata in pieno con la sua scrittura diretta, priva di troppi fronzoli. Molto curata anche la ricostruzione storica. Sebbene non siano citati particolari avvenimenti, ho trovato perfetta l’impronta data alla società in cui i personaggi si muovono. Il ruolo della donna, la sua sottomissione, il pensiero maschile che domina su tutto e tutti. Molto curata anche la descrizione degli ambienti e delle feste, ricche di particolari che rendono vivida la scena.
La sola cosa che ho apprezzato poco è l’inserimento di informazioni storiche (perlopiù riguardanti la storia degli edifici) messe lì con date e spiegazioni, quasi si trattasse di un libro di storia. Avrei preferito leggerle inserite nel contesto, magari in uno scambio di battute nei dialoghi o viste con gli occhi di uno dei personaggi. Comunque, a una storia così bella e romantica si può perdonare tutto!!!
Chi ama i romance storici non può perdersi questo libro carico di passione, tormento e amore, perché merita davvero di essere letto.

 

Voto:
5 su 5

Sensualità:
5 su 5

Biografia:

 

È laureata in psicologia e lavora come terapista cognitivo-comportamentale. Vive nei dintorni di Stoccolma con il marito e i figli. Ritratto di donna in cremisi è il suo primo romanzo, che ottenuto un enorme successo in Svezia, dove la critica ha definito l’autrice “una nuova Jane Austen, più provocante”

 

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sito internet

 

                                       

Inés dell’anima mia – Isabel Allende

Sinossi:

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lnés de Suàrez nasce all’inizio del Cinquecento in Spagna, figlia di un modesto artigiano di Plasencia. Dotata di un forte temperamento che male si addice alla condizione femminile sottomessa all’autorità del clero e del maschio, lnés sposa contro la volontà della famiglia Juan de Malaga, che presto la abbandona per cercare fortuna in America. La giovane non si dà per vinta e, con i soldi guadagnati ricamando e cucinando, si imbarca anche lei per il Nuovo Mondo. lnés affronta le durissime condizioni di viaggio e si difende dai marinai libidinosi. Giunta in Perù, cerca invano il marito; senza più risorse, riprende a lavorare come sarta fin quando incontra Pedro Valvidia, un seducente hidalgo, fuggito dalle frustrazioni di un matrimonio deludente e venuto a combattere per la Corona spagnola. La passione infiamma lnés e Pedro che si mettono alla guida di pochi volontari attraverso un deserto infernale, combattono indigeni incattiviti e giungono infine nella valle paradisiaca dove fondano la città di Santiago. Le tribù autoctone difendono però il loro territorio e si accaniscono contro gli spagnoli, i cui feriti sono curati da Inés e da un’indigena a lei fedele: si rinforza così la fama di strega che la donna si era fatta scovando fonti d’acqua con una bacchetta (arte ereditata dalla madre). Non senza il malcontento di alcuni coloni, cresce la sua autorità a fianco di Pedro, divenuto governatore…

Recensione:

Ho letto questo libro di Isabel Allende qualche anno fa, ma mi è rimasto nel cuore. Ogni volta che mi capitava tra le mani in libreria, mi soffermavo a leggere la sinossi, attratta dal titolo e dalla figura femminile presente in copertina. Ero però titubante ad acquistarlo, timorosa di imbattermi in uno di quei libri pieni di date e nomi, senza un minimo di filone narrativo che li legasse fra loro, d’altro canto si trattava di un testo sulla conquista spagnola del Cile! Mi ero sbagliata.
Già dalla prima pagina, il romanzo affascina molto. Si tratta di una narrazione in prima persona, dove un’anziana Ines Suarez, ormai prossima alla morte, racconta con nostalgia, ma senza rimpianti, la sua vita avventurosa che, da una cittadina della Spagna cinquecentesca, la porta a conquistare il Cile al fianco del suo amante Pedro de Valvidia.
Ines inizia a scrivere le sue memorie partendo dall’adolescenza a Plasencia, dove nasce nel 1507, e dove conosce il primo amore travolgente e passionale con Juan de Malaga, che sposerà contro la volontà della sua famiglia. Juan però la lascerà per raggiungere il Nuovo Mondo, dove crede di trovare infinite ricchezze ad attenderlo, ma così non sarà…
Ines, stufa di aspettare il ritorno in patria del marito, e impossibilitata a rifarsi una vita, decide di raggiungere l’America del Sud e di cercare Juan, ma dopo mesi di ricerche, dopo aver patito la fame, affrontato mille insidie e aver ucciso un uomo che aveva tentato di stuprarla, scopre di essere vedova e sola in quella terra così ostile.
Da qui in poi inizia l’avventura vera e propria. Ines si unisce sia come amante che come compagna di avventura a Pedro de Valvidia, valoroso combattente durante la conquista del Perù. Lui è deciso a compiere la conquista del Cile, impresa dove in molti avevano fallito, ma che grazie alla propria astuzia e determinazione riesce a portare avanti, e il 12 febbraio 1541 fonda Santiago del Nuevo Estremo, ora Santiago del Cile.
Ines si rende molto utile durante la spedizione, sa curare i malati, si occupa di cucinare, ed è una rabdomante, difatti riuscirà a salvare molta gente dalla sete nel deserto. È molto forte e riesce a sopravvivere alla fame, alle malattie, e ai dispiaceri, che nella sua vita si susseguono numerosi.
Ines racconta dell’amore appassionato con Pedro, che diventerà primo Governatore del Cile, conferendo lo stesso titolo anche a lei, sebbene non fosse sua moglie.
Isabel Allende, non ci risparmia la crudeltà della guerra, dove gli uomini tendono ad assomigliare a bestie feroci, ma questo è un libro che deve ripercorrere i sentieri di una conquista cruenta e spietata, e di certo l’autrice non poteva omettere certi sanguinari avvenimenti.

– Ines Suarez – José Mercedes Ortega Pereira,1897, Santiago de Chile, olio su tela, Museo Historico Nacional

Ines dell’anima mia è il libro che mi ha fatto conoscere Isabel Allende, e sono felice di averlo fatto con questa storia, così ben scritta e appassionante. Sarà che si tratta di fatti realmente accaduti, sarà che il personaggio di Ines Suarez è ricco di fascino, nonché lontano dagli schemi di quei tempi, ma questo libro è di certo uno di quelli che mi vien spesso voglia di rileggere.
È forse uno di pochi romanzi scritti in prima persona, che ho apprezzato davvero. Questo rende la storia più intima, soprattutto nei punti in cui il racconto viene interrotto dal rimuginare della vecchia Ines, che si appresta a lasciare questo mondo con una serenità davvero invidiabile e dona alla narrazione quella saggezza da anziana, che fa riflettere molto.
La Allende immagina che la sua Eroina, viva circondata dai fantasmi degli uomini che l’hanno amata, il primo marito Juan de Malaga, l’amante Pedro de Valvidia e, per ultimo, Rodrigo de Qiuroga, l’uomo che l’ha sposata in seconde nozze e che le ha dato la possibilità di far da madre a una figlia non sua, ma che lei ama come tale e alla quale detta le pagine delle sue memorie.
Questo è un libro che mi ha fatto provare molte emozioni, dall’amore, alla paura, al senso di ribrezzo per alcuni fatti accaduti, ma mi ha fatto anche sorridere, ad esempio quando Ines parla di sesso con figliastra, decisa a insegnarle che la donna deve pretendere di provare piacere, enorme tabù dell’epoca. Ines morirà nel 1580 circa, in Cile, dove per tutta la vita si prese cura della povera gente, dove costruì un ospedale, una chiesa, e dove ancora oggi viene ricordata come Conquistadores dell’America Latina.

Biografia:

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Isabel Allende nasce a Lima, in Perù, l’8 Agosto del 1942. La famiglia della piccola Isabel si sfascia molto presto: all’età di soli tre anni, si ritrova con la presenza della sola madre Francisca Llona Barros che, divorzia dal padre, Tomás Allende. Isabel non conoscerà mai suo padre, che dopo la dissoluzione del matrimonio sparirà nel nulla. La donna, sola con tre figli e senza esperienze lavorative si trasferisce a Santiago del Cile, ospitata nella casa del nonno materno della scrittrice. Grazie all’aiuto dello zio Salvador Allende e grazie alla sua influenza, non mancheranno a lei e ai suoi fratelli borse di studio, vestiti e svaghi.
Già da piccola ama nutrire la propria mente e stuzzicare la propria fantasia con letture derivanti dalla grande biblioteca del nonno e da libri ritrovati in un baule ereditato dal padre contenente raccolte di Jules Verne o Emilio Salgari. A coronare la sua fame di racconti contribuivano anche i racconti rosa ascoltati alla radio con la servitù ed i racconti narrati dal nonno o dalla nonna, quest’ultima caratterizzata da una particolare propensione verso i racconti esoterici.
I suoi sogni e i viaggi immaginari della giovane Isabel si interrompono quando la madre si sposerà per la seconda volta con un diplomatico e l’intera famiglia sarà costretta a continui e rapidi spostamenti intorno al mondo. Questa esperienza vedrà sgretolare le fantasie della piccola posta di fronte ad esperienze e mondi diversi che mai si sarebbe immaginata. Isabel Allende vivrà sulla propria pelle le prime esperienze della discriminazione sessuale. Contemporaneamente cambieranno le sue letture: legge libri di filosofia, conosce Freud e le tragedie di Shakespeare. In questo periodo scoprirà un libro che resterà tra le sue maggiori influenze letterarie: “Le mille e una notte”.
Nel 1957 all’età di 15 anni, desiderosa di indipendenza, ritorna a Santiago. A 19 anni si sposa con Miguel Frías (1962), con cui avrà due figli: Nicholás e Paula.
Entra In questo periodo nel mondo del giornalismo che insieme all’esperienza teatrale sarà il suo maggior elemento formativo. Lavorerà In un primo momento campo della televisione (nel canale Channel 7), poi, come giornalista scrive per la rivista femminile Paula (1967-1974) e per la rivista per bambini Mampato (1969-1974). Ancora in ambito televisivo lavora nella Channel 7 dal 1970 al 1974. Il vero successo viene raggiunto, grazie alla rubrica Los impertinentes che sua amica Delia Vergara le riserva all’interno della rivista Paula. La scrittrice non ha mai rinnegato e smesso di decantare il giornalismo come grande scuola di scrittura e di umiltà.
Un altro grande cambiamento per la vita della scrittrice è datato 11 settembre 1973, con il colpo di stato militare del Generale Augusto Pinochet. Isabel si troverà coinvolta in maniera attiva nella vita politica del suo paese ‘impegnandosi a favore dei perseguitati dal regime trovando loro asilo politico, nascondigli sicuri e facendo filtrare notizie del paese. Abbandona quindi il pianeta televisivo e decide di emigrare seguita in breve dal marito e dai figli, si ferma per tredici anni in Venezuela, dove scrive su vari quotidiani.
Il primo romanzo nasce in questo periodo di autoesilio tra amarezze rabbia e frustrazioni, Il romanzo fu rifiutato da tutte le case editrici latino-americane per il fatto di essere firmato da un esordiente e per giunta femminile. Nell’autunno del 1982 La casa degli spiriti, una cronaca familiare sullo sfondo del mutamento politico ed economico nell’America latina, viene pubblicato a Barcellona da Plaza y Janés. Il successo divampa inizialmente in Europa e da lì passa negli Stati Uniti. Da quel momento in poi, sarà un successo dopo l’altro, a partire da D’amore e ombra fino a Paula, passando per Eva Luna.
A 45 anni Isabel Allende divorzia dal marito e nel 1988 si sposa in seconde nozze con William Gordon. La storia della vita del nuovo compagno della scrittrice ispira un nuovo romanzo che viene pubblicato nel 1991 col titolo Il piano infinito.
Il 6 dicembre del 1992, la figlia della scrittrice muore di una malattia rara e incurabile dopo aver passato un lungo periodo in stato comatoso. Questo evento ispirerà Isabel nella stesura del libro Paula.

                   

                         

La vera storia di Pocahontas – Susan Donnel

Sinossi:

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Dalle coste selvagge della Virginia all’animazione delle strade di Londra, la travolgente, impossibile storia d’amore tra una pellerossa e un ufficiale inglese. Agli inizi del Seicento, alcune navi di emigranti inglesi approdano in America per sconfiggere gli spagnoli, tradizionali nemici, nella lotta per la supremazia nel Nuovo Mondo. Ma ad accoglierli trovano una tribù di nativi, fieramente decisi a difendere dagli invasori le loro terre e le loro usanze. A mediare tra i due contendenti è la bellissima Pocahontas, la giovane figlia del capo Powhatan. E lì incontra l’affascinante John Smith, col quale è amore a prima vista. Un romanzo basato sulla vera storia della principessa indiana.

Chi di voi non ha sentito parlare di Pocahontas, almeno una volta? Non fosse altro che per il cartone della Disney, ma forse non tutti sanno che questa principessa del Nuovo Mondo, è realmente esistita, e che la sua vita è stata un susseguirsi di emozioni, in mezzo a due culture che iniziavano inevitabilmente a dover convivere.
In questo libro Susan Donnell, che oltre a essere una brava scrittrice è anche una lontana discendente della bella principessa, ripercorre tutta la vita di Pocahontas e della prima colonia Inglese in Virginia, raccontando in un romanzo pieno di suspense le emozioni, gli amori e le guerre della Virginia seicentesca

Recensione:

Siamo nel 1607, quando a turbare la vita della tribù Powhatan, guidata dall’omonimo re padre di Pocahontas, arrivano i “Tassentasse” i bianchi, o meglio gli sporchi come venivano definiti dagli indigeni, con l’intenzione di fondare Jamestown , prima colonia britannica nel Nuovo Mondo.
Pocahontas, all’epoca ancora adolescente, è curiosa di incontrare questi strani esseri così diversi da loro, ma dal momento in cui entrerà in contatto con loro, nulla sarà più come prima.
Amata e rispettata dai coloni, saprà fare da tramite nelle negoziazioni tra i due popoli, scambiando il cibo di cui gli inglesi avevano assoluto bisogno, con le moderne armi ancora sconosciute agli Indiani. Aiuterà i coloni malati, mettendo a loro disposizione la sua conoscenza per le erbe medicamentose, farà da paciere tra i due popoli ormai ostili, e cercherà di convincere il suo austero padre a concedere il beneficio del dubbio a quei nuovi conterranei.
Powhatan, il re, è un uomo difficile, duro, e morbosamente attaccato a Pocahontas, ultima dei suoi numerosi figli, avuti da altrettante mogli. Non vede di buon occhio i nuovi arrivati e non sopporta che venga costruito un forte straniero sulla sua preziosa terra. Saranno molti gli attentati alla vita dei coloni, che devono combattere contro un nemico invisibile, capace star nascosto per ore tra la boscaglia e di muoversi senza emettere alcun suono. Un nemico dall’udito molto più fino di quello degli inglesi e con la vista così acuta da distinguere nettamente tutti i particolari anche a notevole distanza.
A poco varranno le armi moderne contro quei nemici così naturalmente equipaggiati e, la prima colonia, ormai allo stremo delle forze e senza più cibo, vide piombare su di se l’oscura ombra della morte. Qui entra in gioco la bella principessa, che facendo leva sui sentimenti del padre, ottiene un ritiro delle sue armate e concede ai coloni il primo di numerosi scambi.
Pocahontas intanto diventa una giovane donna e suo padre decide così di darla in sposa a un valoroso guerriero di nome Kokum, ma il cuore di Pocahontas batte per John Smith…
Durante il fidanzamento con il guerriero, tra la principessa e Smith si accende una passione senza pari, che porterà la coppia clandestina a rischiosi incontri segreti, che continueranno anche dopo il matrimonio con Kokum…
E mi fermo qui, altrimenti vi tolgo tutto il bello! Posso solo aggiungere che Pocahontas morirà, ormai convertita al cristianesimo, nel marzo del 1635 a Londra a circa 41 anni, mentre si apprestava per tornate in Virginia, e che le sue ossa non tornarono mai più nel Nuovo Mondo.
Durante i molti mesi di permanenza in Inghilterra, venne trattata con lo stesso riguardo che avrebbe avuto una qualsiasi altra principessa e, il suo fascino esotico, conquistò più di una persona.

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dal film “The New World”

Un libro davvero bello. Leggere un romanzo su una storia realmente accaduta è interessante e ci fa conoscere avvenimenti e fatti senza annoiarci troppo, ma anzi incitandoci a proseguire nella lettura.
Personalmente amo molto la storia dei Nativi Americani, ma non avevo mai letto nulla sulle prime colonie nel Nuovo Mondo. In questo romanzo viene spiegata piuttosto bene la vita all’interno dei forti e, mi ha molto colpito il punto di vista degli indigeni riguardo alle abitudini poco igieniche dei bianchi.
Si è ancora molto lontani dalle vere guerre indiane, quelle che vedono protagonisti guerrieri come Toro Seduto, Cavallo Pazzo o Nuvola Rossa e, dall’altra parte, l’ormai nota cavalleria. Di questi personaggi “più recenti” si sa molto o, perlomeno, se ne conosce il nome. Prima di loro, però, anche se di tribù diverse, ci sono stati altrettanti coraggiosi e potenti capi, che sono rimasti chiusi nel dimenticatoio forse perché nessun regista hollywoodiano ha mai pensato di rispolverarne le gesta.
Ecco, questo libro ci porterà ad aprire quel dimenticatoio, mostrandoci un popolo assai diverso da quello classico che siamo abituati a vedere, non ci saranno né bisonti né tende, né corse all’oro e assalti alle diligenze. Non leggeremo di riserve indiane o pittoresche cittadine di frontiera, no questa è la storia di una nazione indiana che, poco a poco, accetta l’arrivo di un popolo nuovo… ignorandone le conseguenze.

Biografia:

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Susan Donnel, purtroppo deceduta nei primi anni del 2000. Apparteneva a una delle più antiche famiglie della Virginia e, come già detto, era una discendente della principessa Pocahontas.

Io sono Heathcliff – Desy Giuffrè

Sinossi:

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Elena Ray è una ragazza viziata e apparentemente superficiale, in balia dei tipici contrasti adolescenziali con i suoi genitori. Damian Ludeschi è un affascinante ladro di strada, amante del pericolo e romantico sognatore, incapace di accettare l’abbandono del padre e di assecondare i voleri di uno zio avido di potere. Le loro vite sembrano non avere nulla in comune, se non fosse per un’antica maledizione che lega i due ragazzi alla vecchia tenuta conosciuta con il nome di Wuthering Heights, e ai loro storici proprietari: Catherine Earnshaw e il suo amato, terribile Heathcliff. Antichi rancori, inganni, passioni incontrollabili e un personale desiderio di riscatto, metteranno a dura prova l’invisibile lotta tra gli spiriti di Cathy e Heathcliff, e i due ragazzi appartenenti al mondo presente.

 

 

 

Recensione:

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Cime tempestose è da sempre il mio libro preferito. Ho amato Heathcliff e sofferto con lui, con la fantasia mi sono persa nella brughiera e ho pianto tanto, anzi, tantissimo. Per questo motivo mi sono avvicinata con cautela alla lettura di Io sono Heathcliff di Desy Giuffrè.
Ce ne vuole di coraggio per prendere i personaggi di un libro che ha fatto storia e inserirli in un proprio lavoro, mi sono detta nell’acquistare questo libro, ma nonostante il timore iniziale, devo dire che non mi ha deluso.
Ho divorato questo libro pagina dopo pagina. L’ho letto in un giorno, curiosa di sapere come sarebbe andata a finire la storia tra i due protagonisti “moderni” e quelli più… “datati”, di cui in queste pagine troviamo i fantasmi pronti a tutto pur di poter vivere quel che, nella vita terrena, era stato loro negato.
In questo libro, Catherine e Heathcliff non si fanno scrupoli nello stravolgere la vita di due ragazzi romani pur di raggiungere il loro scopo e appartenersi come da troppo tempo desiderano. Giovani e molto diversi tra loro, Elena e Damian sono i prescelti, i veri protagonisti del romanzo ed è sulla loro pelle che vivremo le emozioni dei due spiriti egoisti e ribelli.
Mi è piaciuto il modo in cui l’autrice ha descritto Hearcliff e Catherine, e il modo in cui li ha fatti muovere all’interno della storia. Trovo che abbia tenuto fede all’impronta data dalla Brontë a questi suoi personaggi così forti di carattere ed emozioni.
Una lettura leggera, una scrittura scorrevole e chiara. Un libro che mi ha sorpreso e che consiglio. Da leggere senza fare il paragone con Cime Tempestose.

Biografia:

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Desy Giuffré è nata a La Spezia nel 1985. Blogger piena d’iniziative e condirettrice editoriale della rivista digitale RainbWOman, ha deciso di rafforzare i rapporti con la rete per rendersi più vicina ai suoi amati lettori. Quando non viene rapita dai personaggi che ama creare, vive sulla costa ionica della Sicilia. Lettrice vorace e amante dei fiori, adora fare lunghe passeggiate nel folto dei boschi o in riva al mare. Il silenzio, la buona musica, il profumo della terra bagnata e l’immenso blu del cielo sono le condizioni ideali per la sua ispirazione. Autrice di paranormal romance per Fazi Editore.

 

 

 

Voto:
4 su 5

Sensualità
4 su 5

 

Segui Desy Giuffrè:

Sito Web

 

      

April in Paris – Michael Wallner

Sinossi:

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Nell’Aprile del 1943 un giovane soldato tedesco, Roth, è a Parigi con l’ingrato compito di tradurre gli interrogatori della Gestapo. Terminato il lavoro quotidiano, Roth si cambia d’abito, assume un nuovo nome e si trasforma in Antoine, appassionato frequentatore della vita parigina. Di sera, anche Chantal subisce una metamorfosi: da affascinante libraia a ballerina in un locale equivoco e membro attivo della Resistenza all’occupazione nazista. L’incontro tra Chantal e Roth – accomunati da una grande passione, i libri – è fatale. Il desiderio metterà a dura prova il senso del dovere dei due giovani, sprofondandoli in una spirale di tradimenti e violenza, sino a un inatteso colpo di scena.

Recensione:

download (1)April in Paris è un romanzo ben scritto, lo stile dell’autore è scorrevole e lo si legge d’un fiato anche grazie alla trama che, seppur non troppo originale, non concede un attimo di tregua al lettore. L’ambientazione storica è ben curata e ci regala un triste scorcio di Parigi sotto assedio nazista, con tutte le cose terribili che solo la guerra riesce a tirar fuori dall’animo umano.
Wallner ci racconta la storia d’amore tra Roth e Chantal. Lui è un soldato tedesco al quale non importa né della guerra né delle ideologie naziste, il suo compito è quello di tradurre gli interrogatori della Gestapo, compito che spesso provoca in lui disgusto e sofferenza a causa delle torture che i soldati infliggono ai prigionieri. Lei è la bella figlia di un libraio che la notte abbandona gli abiti castigati per vestire quelli di procace ballerina che si esibisce in un locale per uomini. Chantal è anche un membro attivo della Resistenza all’occupazione Nazista e questo è uno dei punti che divide, ma inspiegabilmente unisce, i due futuri amanti.
Inutile dire che tra i due scoppia la scintilla, anche se la storia d’amore non è troppo coinvolgente, ci si aspetta sempre che accada qualcosa capace di emozionare davvero il lettore, ma ciò non avviene. È infatti il susseguirsi degli avvenimenti, tra bugie, paura e fiato sospeso, a tenerci incollati alle pagine di questo libro dall’inizio alla fine. Sono molto interessanti anche i personaggi che ruotano attorno ai protagonisti, descritti in modo realistico, alcuni davvero caratteristici!
Una romanzo storico che consiglio a chi ama letture poco impegnative.

Biografia:

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Michael Wallner nasce nel 1958 a Graz ed ora vive a metà tra Berlino e la Foresta Nera. La sua carriera di scrittore inizia nel 1997, insieme a quella di regista e attore teatrale.
Oltre ad April in Paris ha scritto Cliehms Begabung nel 2000 e Finale nel 2003, mentre nel 2005 ha scritto la sceneggiatura per la commedia televisiva Kuss mich, Hexel.
Il suo libro, April in Paris, ha riscosso molto successo in Germania dove è divenuto un Best Seller.

 

 

Voto:
4 su 5

Sensualità
2 su 5

 

                                     

La stella di giada – Stefania Bernardo

 

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Sinossi:

Il volto di una bellissima donna intagliata nel legno si staglia all’orizzonte. Il gioiello che porta al collo, una stella fatta di giada, brilla al sole. Gli occhi ambrati di Scarlett fissano il veliero minaccioso che le sbarra la strada verso la libertà. Stavolta non si tratta di affrontare un conte lussurioso, un marito dispotico o un padre severo. Stavolta dovrà vedersela con Johnny Shiver, un pirata più crudele del diavolo. Sarà in balia dei suoi capricci e del suo primo ufficiale, Redblade, spietato e arrogante. Ha solo un modo per sfuggire a quella prigione. Una scelta assurda, l’unica in grado di donarle una vita degna di essere vissuta. Il destino di Scarlett prenderà una rotta imprevedibile che esigerà un alto tributo di sangue. Il mare sarà crudele ma, infine, restituirà i suoi più inconfessabili segreti.

Pagine: 525
formato:
Ebook e cartaceo

 

 


petalitralepagine2 (4)Recensione:

La stella di Giada è un romanzo che fonde al suo interno elementi capaci di catturare il lettore e tenerlo lì, incollato alle sue pagine dall’inizio alla fine. C’è azione, avventura, amore, forte senso di amicizia, intrigo, il tutto tenuto assieme dalla suspense che fa trattenere il fiato riga dopo riga. Trama e sotto trama s’intrecciano tra loro, tessendo una storia così avvincete che è difficile stabilire quale delle due sia il motore portante dell’intera narrazione.
Ho amato ognuno dei personaggi presenti in questo romanzo, Scarlett per il suo carattere forte, Redblade per il fascino che sprigiona, Shiver per l’alone di mistero che lo circonda e per la storia che ci svela pian piano all’interno di questo romanzo, Alvaro che mi ha fin da subito trasmesso una forte simpatia. Questi solo per citare alcuni dei personaggi usciti dalla penna di Stefania Bernando, ciascuno dei quali caratterizzato in modo magistrale, mi sento di dire che nessuno di loro è scontato come spesso ci si aspetta in questo genere di romanzi.
L’autrice usa uno stile privo di fronzoli, un modo di scrivere diretto, che va subito al sodo tenendo alto il ritmo della narrazione. Non ci si annoia di certo tra le pagine della Stella di Giada, anzi, si arriva alla fine tutto d’un fiato!
La cura usata nella descrivere le navi e tutto ciò che riguarda la vita di bordo, lascia intendere quanto studio e quante ricerche ci siano dietro a questo bellissimo romanzo che vi consiglio davvero se amate le storie di mare, di pirati e di intrighi!

 


petalitralepagine2 (15)L’autrice:

Stefania Bernardo nasce a Ivrea il 17 dicembre 1985.

Sin da piccola le sue più grandi passioni sono state la storia, i pirati e la scrittura. Divoratrice accanita dei libri, si diploma in Tecnica della gestione aziendale.
Dopo un’esperienza lavorativa di circa quattro anni come segretaria amministrativa, decide di tornare a studiare. Attualmente è laureanda in Diritto ed Economia per l’impresa alla facoltà di Giurisprudenza di Torino.
Da Luglio 2013 collabora con la redazione di Ticweb tv, dove cura la rubrica “Il teschio e la penna – Cultura contro corrente” dedicata agli autori esordienti.
A Marzo 2013 pubblica il suo romanzo di esordio “La Stella di Giada”, dedicato alle avventure di Scarlett Baker, a cui fa seguito il secondo romanzo “La Caccia” pubblicato a novembre 2013.

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Voto
stelle5
Sensualità
cuori 3